Turismo
1° dicembre 2025 – La città di Aosta ha compiuto, nel 2025, ben 2050 anni.
Roberto Dionisi

Aosta, bentornata Fiera di Sant’Orso. Dieci secoli di passione artigiana

30 e 31 gennaio 2026: il centro di Aosta torna a illuminarsi in occasione dell’appuntamento più atteso dell’anno che, tra le luci di banchi e botteghe, porta in scena da più di mille anni l’artigianato valdostano di tradizione.

Un compleanno importante, celebrato il giorno del Solstizio d’Inverno nel quale, come volle Augusto, il sole sorge perfettamente allineato all’antico Cardo Maximus, corrispondente all’attuale via Croce di Città. Esattamente per la metà di questi 2050 anni la città ha celebrato, nella notte del 30-31 gennaio, i frutti più belli e preziosi dell’ingegno manuale degli artigiani di questa regione alpina: è la Fiera di Sant’Orso, appuntamento amatissimo e imperdibile per residenti e appassionati che, di inverno in inverno, trascorrono la veillà (veglia) tra le strade del centro tra banchi e botteghe artigiane.  La tradizione va avanti da più di dieci secoli, ma mille e più sono anche gli artigiani attesi nel centro del Capoluogo, provenienti da ogni angolo della Regione più alta d’Italia. Tuttavia, non sono i numeri a rendere speciale questo appuntamento, ma il fatto stesso di potersi ritrovare tra anime affini, riconoscendo nel talento e nella maestria di ciascuno una storia che affonda le proprie radici nelle famiglie della Valle.

Orso di Aosta, tra eremitaggio e sabot

Ritratto di consueto accompagnato da un uccellino e da un bastone pastorale, Orso di Aosta non è uno di quei Santi di cui conosciamo, come si suol dire, vita, morte e miracoli. Pare fosse un eremita irlandese, vissuto tra IV e V secolo, presbitero della Chiesa di San Pietro (oggi collegiata dei Santi Pietro e Orso) in Aosta. Una tradizione locale vede Orso impegnato, proprio durante i giorni più freddi dell’anno a fine gennaio, nella fabbricazione di sabot in legno da regalare ai poveri che da lui accorrevano per salvarli dal gelo. Nasce forse proprio da qui, il legame tra il nome del Santo e l’artigianato valdostano: dalla necessità di industriarsi, di fabbricare da soli tutto ciò che è necessario, innanzitutto, alla sussistenza. Non nascono da un concorso di bellezza, l’artigianato valdostano di tradizione e la Fiera di Sant’Orso, ma dalla lotta per la sopravvivenza al periodo più freddo.

Gli artigiani della Fiera di Sant’Orso

Abili, creativi, intraprendenti. Amano mettersi in gioco e, quando lo fanno, danno vita a opere capaci di conquistare tutti. Ma chi sono i mille e più artigiani che affollano, ogni anno, le strade di Aosta? Alcuni di loro hanno cominciato a intagliare da bambini, per gioco, pascolando le mucche. Altri hanno imparato dalla famiglia, qualcuno in corsi appositi. A volte è stato un percorso di studi, altre ancora un hobby che ha preso il sopravvento: ogni artigiano ha seguito una strada diversa, unica. Quello che è certo, è che dietro ogni creazione c’è una storia, un volto, una passione che si rinnova di generazione in generazione. Il legno, naturalmente, ha il sopravvento, ma oltre a chi intaglia e a chi scolpisce, c’è anche chi tesse e chi forgia. Chi lavora la pietra, chi il ferro battuto, chi tessuti in pizzo o cuoio e fibre naturali. Tutti, in ogni caso, mossi dalla stessa passione. Sfaccettati, unici e irripetibili, proprio come le loro opere.

Visitare il borgo di Sant’Orso

Appena ad Est del centro storico di Aosta, tra la Porta Pretoria e l’Arco di Augusto, sorge proprio intorno alla collegiata dei Santi Pietro e Orso, il borgo che prende il nome da quest’ultimo: il borgo di Sant’Orso, cuore storico dell’omonima fiera, è dominato da uno dei più imponenti campanili romanici di tutto l’arco alpino. La chiesa collegiata è uno scrigno dove ammirare tesori dell’arte medievale, come gli affreschi ottoniani sopravvissuti nel sottotetto della chiesa o i capitelli marmorei istoriati del chiostro, tra i cicli scultorei romanici meglio conservati pervenuti fino a noi. Un salto avanti nel Rinascimento aostano, con l’adiacente Palazzo del Priorato, e di nuovo uno indietro alla tardo-antichità romana all’altro capo della piazza, con la Basilica Paleocristiana di San Lorenzo, tornata alla luce negli anni Settanta e sorta intorno al V secolo su una preesistente area cimiteriale romana dove furono sepolti i primi martiri aostani. Insomma: quest’area, anche oltre le sagome dei banchi degli artigiani della Fiera, è sicuramente tra le più interessanti della città di Aosta.

Una nuova veste grafica

L’immagine dell’edizione 2026 della Fiera di Sant’Orso è stata ideata dallo Studio Arsenale di Davide Bongiovanni, con le illustrazioni di Annie Roveyaz. Pensato per essere osservato con attenzione, il manifesto è ricco di dettagli e di piccoli racconti da scoprire nel ricordo delle veillà d’antan, le lunghe sere d’inverno in cui ci si riuniva per trascorrere il tempo insieme. Attraverso il tratto e i colori, dal buio mai cupo, ma colmo di gioia, calore e condivisione, alla luce del giorno, simbolo della festa, il design grafico restituisce l’essenza più autentica della Foire de Saint-Ours: un evento vivo e partecipato, fatto di suoni, voci e volti, di artigianato e sapori, di oggetti e colori.

Programma dell’edizione 2026 della Fiera di Sant’Orso di Aosta

Fiera di Sant’Orso

Oltre mille artigiani provenienti da tutta la Valle d’Aosta si ritrovano nel centro storico di Aosta per esporre le loro opere sui banchetti allestiti all’aperto lungo le vie pedonali.

Data di inizio: venerdì 30 gennaio 2026; data di fine: sabato 31 gennaio 2026

La Veillà

Il centro di Aosta si anima per la Veillà. Nel dialetto valdostano, il patois, “Veillà” vuol dire “veglia”. È una festa che potremmo definire autogestita: dalle 19 del 30 gennaio in poi passeggiando nelle vie si possono incontrare cori che improvvisano miniconcerti e gruppi folkloristici che si esibiscono in brevi spettacoli mentre ci si scalda sorseggiando del vin chaud o del brodo caldo. In alcuni casi, su invito, è anche possibile visitare le “crotte”, le cantine del borgo che i residenti aprono per l’occasione proponendo musica, momenti conviviali e degustazioni di salumi ed altri prodotti tipici.

Quando si svolge: nella notte tra il 30 ed il 31 gennaio

L’ Atelier des Métiers

Nell’ambito della Fiera di Sant’Orso il padiglione dedicato all’Atelier des Métiers, sulla centrale piazza Chanoux, ospita le opere degli artigiani professionisti; qui è possibile trovare oggetti di ogni genere: mobili, sculture, complementi d’arredo, curiosità, suppellettili, tessuti e molto altro. I materiali rispettano anch’essi la tradizione: legno principalmente, ma anche pietra, rame, ferro battuto e così via.

Data di inizio: giovedì 29 gennaio 2026; data di fine: domenica 1° febbraio 2026

Orari di apertura: il 29 gennaio e il 1° gennaio dalle ore 10 alle 19; il 30 e 31 gennaio dalle ore 8 alle 19

Il padiglione enogastronomico

Ospita in piazza Plouves le aziende del settore agroalimentare della Valle d’Aosta che propongono le specialità della Valle d’Aosta. Tante le categorie rappresentate: i formaggi ed i prodotti lattiero-caseari in genere, le carni, i salumi, gli affettati, i prodotti dolciari e da forno e poi mieli, marmellate, frutta, verdura e naturalmente vini e liquori.

Data di inizio: giovedì 29 gennaio 2026; data di fine: domenica 1° febbraio 2026

Orari di apertura: il 29 gennaio e il 1° febbraio dalle ore 10 alle 19; il 30 e 31 gennaio dalle ore 8 alle 19.

Per maggiori info: https://www.lasaintours.it/

Per chi desiderasse lavorare da remoto in Valle d’Aosta, il portale Booking Valle d’Aosta – strumento per la prenotazione dei soggiorni gestito direttamente dall’Ufficio regionale del Turismo – offre un elenco completo di strutture ricettive valdostane (alberghi, RTA, B&B, agriturismi e appartamenti), con la possibilità di prenotare direttamente online senza intermediari e senza alcun costo di prenotazione, selezionando in base al comprensorio o al tipo di esperienza desiderata.

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