Arte e cultura
Il casting director Pino Pellegrino presenta il suo ultimo libro “Te lo dico pianissimo”
Redazione

Te lo dico pianissimo

Abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Pino Pellegrino, uno dei più importanti casting director italiani, noto in particolar modo per la sua consolidata collaborazione con Ferzan Ozpetek. Fulcro dell'intervista è stato il suo libro di prossima uscita, nel quale Pino ha ripercorso la sua straordinaria carriera, tra destino e amore.

D: Pino, cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

R: Vedi, la mia è stata una vita talmente bella e variegata, così ricca di avvenimenti e incontri fortunati, che ho sentito la necessità di raccontarla. Ciò che a mio avviso la rende davvero speciale, e che ho tentato di riportare nel mio libro, è quel pizzico di magia e mistero, quell'inaspettato che ha voluto che incontrassi persone straordinarie e che mi capitassero le cose più insperate. Ciò che mi premeva era quindi riordinare gli eventi della mia vita come se fossero tante tessere disparate, e mostrare come alla fine, riannodando il filo rosso di un amore che mi ha accompagnato negli anni, si sono messe insieme dando forma a un meraviglioso puzzle.

D: Molto bella e affascinante questa visione della vita come susseguirsi di eventi casuali. Posta in questo modo, si potrebbe pensare che il destino abbia voluto privilegiarti, ma non credi che  avere la disposizione d'animo giusta per cogliere le occasioni che si presentano richieda un talento non indifferente?

R: Certo. Io credo che a fare la differenza sia la capacità di entrare in sintonia con gli altri, di sfruttare al meglio quello che il momento ci offre per imparare e crescere, e questa penso che possa essermi ascritta come dote.

D: Anche i tuoi esordi possono essere ricondotti a questa tua capacità di cogliere l'attimo?

R: Assolutamente sì. Al mio arrivo a Roma nel '73, non avevo grandi idee su quel che avrei fatto; il mio unico desiderio era quello di poter vivere la mia omosessualità liberamente, senza pregiudizi. Il cinema non era minimamente nel mio orizzonte d'interesse. Certo, fin da piccolo amavo andare a vedere film – penso che avrò visto “Via col vento” una quarantina di volte –, ma mai avrei pensato di lavorare in questo mondo. Il mio primo contatto fu col teatro, e l'occasione fu data dall'incontro del tutto casuale con alcuni ragazzi. Mi dissero che erano degli attori e che secondo loro avevo una bella faccia, e mi proposero di unirmi alla loro compagnia. Servì pochissimo tempo a farmi innamorare di quel mondo. Fare le prove, andare a Porta Portese a cercare i costumi, mettere su gli spettacoli in teatri improvvisati dentro dei garage, e magari esibirsi davanti a Mariangela Melato e Gigi Proietti: fu un periodo eccezionale e irripetibile.

La svolta ci fu dopo tre anni. Facevo il commesso in un negozio di giocattoli, e nel '76 fui licenziato, al che ero ormai certo che la mia favola romana fosse giunta al termine e che dovessi tornare in Sicilia a cercare lavoro. A “salvarmi” fu un mio amico, che una sera mi suggerì di fare l'agente. Io ovviamente non avevo idea di come si facesse, ma ciononostante decisi anche stavolta di buttarmi e provare. Iniziai ad andare molto spesso a teatro; se un attore o un'attrice mi colpiva particolarmente, a fine spettacolo mi presentavo e gli proponevo di portarmi delle foto, così da adoperarmi per farlo lavorare al cinema. In pochissimo tempo, grazie al mio istinto e assorbendo tutto ciò che potevo come una spugna, riuscii ad affermarmi

D: E presto  arriva la grande occasione col “Caligola” di Tinto Brass.

R: Esatto. Fu un'esperienza incredibile, sul set vedevo sfilare davanti a me attori del calibro di Malcolm McDowell, Peter O'Toole e Maria Schneider. Come saprai fu un progetto turbolento, funestato dagli scandali e dall'abbandono di Maria Schneider, ma per me fu un sogno a occhi aperti. A tal proposito, posso farti un altro esempio di come il caso abbia giocato un ruolo fondamentale. Mi venne chiesto di trovare un attore che interpretasse Gemello, il cugino di Caligola/McDowell. Un giorno, passeggiando per Piazza Navona, scorsi sui gradini di una chiesa un giovanotto che reputai subito perfetto per il ruolo. Mi presentai e gli chiesi se fosse interessato a fare un provino. Mi disse di chiamarsi Bruno Brive, e di essere un attore francese di teatro. Accettò, e si rivelò azzeccatissimo per la parte.   

D: Immagino che dopo quel lavoro il tuo nome iniziò a circolare in lungo e in largo con il passaparola.

R: Sì, per tutti gli anni '80 la mia agenzia fu un punto di riferimento per i giovani attori e le giovani attrici. In questo periodo mi tolsi anche la soddisfazione di fare l'assistente di regia di Zeffirelli sul set della “Cavalleria rusticana”, nell' '81. Fu un'altra esperienza straordinaria, dalla quale la mia vita avrebbe potuto prendere tutt'altra direzione, se il famoso destino non avesse avuto altri piani. L'aiuto regista che mi coinvolse nel progetto, infatti, mi disse che Bob Guccione, fondatore di Penthouse, sarebbe arrivato in Italia dall'America per produrre un film su Caterina la Grande con Hanna Schygulla, la musa di Fassbinder che adoravo, e voleva presentarmi. Sfortunatamente, due giorni prima dell'incontro, un mio amico mi telefonò, dicendomi che Paolo – questo il nome dell'aiuto regista – era rimasto disgraziatamente ucciso in un incidente d'auto. Se questa tragedia non fosse capitata, Paolo mi avrebbe presentato Bob Guccione e magari oggi sarei un regista.

D: Con Hanna Schygulla hai poi avuto comunque modo di lavorare, giusto?

R: Sì, nella miniserie “Angelo Nero”, uno dei primi progetti a cui lavorai dopo una parentesi di sei anni, dal '90 al '96, in cui mi dedicai esclusivamente alla gestione dell' ”Alibi”, uno dei locali più In di Roma. “Angelo nero” è uno dei lavori a cui sono più affezionato, in cui coinvolsi anche nomi come Ben Gazzara e Giuliana De Sio, oltre a un esordiente Gabriel Garko.

D: Di lì a breve sarebbe iniziata la tua collaborazione con Ferzan Ozpetek.

R: Sì. Il primo film al quale abbiamo lavorato insieme è stato “Le fate ignoranti”, che ebbe il successo che tutti sappiamo e che a oggi resta una delle cose più belle che ho fatto. Più o meno allo stesso periodo risale un altro lavoro che porto nel cuore, la serie “Il bello delle donne”, dove avevo a disposizione le più grandi attrici – Stefania Sandrelli, Giuliana De Sio, Virna Lisi, persino Michèle Mercier.

D: Quali sono i progetti per il domani?

R: Ancora non lo so con certezza. Ho qualche progetto tra le mani, ma ancora nulla che sia andato in porto. Oggi ho la fortuna di potermi permettere tutto il tempo che voglio e di poter scegliere quello che desidero davvero fare.

Edoardo Cenciarelli

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