Turismo
Una passeggiata nel bosco, lo scricchiolio dei rami secchi ad ogni passo; tutt’attorno timide primule, il viola della fioritura dell’erba trinità in compagnia di qualche anemone e delle violette, spiccano nel verde profumato del sottobosco
Roberto Dionisi

Valle d’Aosta, cuore verde

Il patrimonio vivo valdostano, quello silenzioso, forte, verticale. Quello radicato, protettore e naturale infrastruttura dell’ossigeno. Dal pioppo tremulo all’abete bianco, come sempre, saliamo in quota nella regione più alta d’Italia, ma ci fermiamo là, dove il verde dei boschi e delle foreste smette di dominare il paesaggio.

Una passeggiata nel bosco, lo scricchiolio dei rami secchi ad ogni passo; tutt’attorno timide primule, il viola della fioritura dell’erba trinità in compagnia di qualche anemone e delle violette, spiccano nel verde profumato del sottobosco, potente e vivace, fieramente protetto dall’ombra di chiome e cime avide di raggi solari: è subito primavera, ci riempiamo il petto di ossigeno e l’energia pervade il tutto.

Sì, perché c’è chi associa la montagna alla neve, alle sciate su e giù per i pendii, c’è chi invece, la riscopre all’annuncio della primavera e non vede l’ora di apprezzarla tra passeggiate nei boschi, di immergersi nella potenza silenziosa degli alberi. La Valle d’Aosta quanto a flora e specie arboree ha davvero molto da raccontare: circa 2000 specie diverse di piante e alberi (su un totale di 5600 varietà catalogate per l’intera flora italiana) e il 33 % della superficie è ricoperta da boschi: circa 1.080 km² su 3.261 totali. La quasi totalità dei boschi si trova nei piccoli comuni, la vera anima della Regione, dove natura e comunità convivono in equilibrio.

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, fondato nel 1922, offre un affresco completo della flora alpina. Nel fondovalle crescono betulle, frassini, pioppi tremuli e sorbi degli uccellatori, mentre sopra i 1.200 metri dominano pini cembri e abeti bianchi.

Particolarmente suggestiva è la visita al Giardino Alpino Paradisia, situato a oltre 1.700 metri di quota a Valnontey, dove centinaia di specie alpine, tra cui il fiore che dà il nome al giardino stesso, la Paradisea liliastrum (lilium bianco), offrono uno spettacolo di biodiversità e colore che rende omaggio alla ricchezza vegetale del Parco.

A Cogne, il Bosco di Sylvenoire è un altopiano boscoso che sembra uscito da un racconto di montagna. Tra abeti bianchi e maestosi larici, il sentiero serpeggia come un nastro nel verde, invitando a una passeggiata lenta e rigenerante attraverso atmosfere che cambiano con la luce del giorno.

La varietà vegetale crea habitat ideali per stambecchi, camosci, marmotte e, negli ultimi anni, anche per il ritorno dei lupi.  Oltre ai parchi, molti boschi hanno funzione di protezione: difendono piccoli villaggi da valanghe e frane. Esempi millenari? Il bosco di larici di Artalle, a Rhêmes-Notre-Dame, protegge il paese dalle valanghe da oltre quattro secoli, mentre la Flotta di Bien, a Valsavarenche, custodisce cento esemplari secolari in un equilibrio perfetto tra natura e uomo.

Se il Gran Paradiso è il cuore storico della tutela alpina, il Parco Naturale del Mont Avic è la sua anima più segreta e intatta. Istituito nel 1989, è il primo parco naturale regionale della Valle d’Aosta e oggi si estende su oltre 7.300 ettari tra Champdepraz, Champorcher e Fénis, abbracciando paesaggi che paiono scolpiti da mani antiche e silenziose.

Mont Avic non è solo un nome: è una promessa di spazi aperti, acqua che riflette il cielo e foreste che raccontano il tempo. Qui i boschi di pino uncinato, pino silvestre, larice e faggio dominano i pendii, dando vita alla più estesa foresta di pino uncinato della Valle d’Aosta, una formazione che non ha eguali per estensione e suggestione.

L’ elemento caratteristico del parco sono le zone umide alpine, un tesoro spesso invisibile ai più: laghi, torbiere e acquitrini punteggiano il territorio con decine di specchi d’acqua che ospitano flora relitta e rara, dalle piante carnivore, come la Drosera rotundifolia, alle boreali carici e muschi che sembrano raccontare storie di ere climatiche lontane.

Nel Parco del Mont Avic si percepisce qualcosa di raro: un equilibrio delicato tra selvatico e domestico, dove la natura mantiene il suo respiro più autentico e dove il visitatore è chiamato non solo a vedere, ma a capire, sentire e rispettare un paesaggio in cui ogni lembo di foglia e ogni pozza d’acqua hanno una storia da raccontare.

Riserve naturali: micro-ecosistemi di grande fascino

Oltre ai grandi parchi — dal Gran Paradiso al Mont Avic — la Valle d’Aosta custodisce diverse riserve naturali, gemme di biodiversità, ciascuna con un carattere unico e un ruolo di tutela ambientale fondamentale. Queste aree, istituite soprattutto negli anni ’90, proteggono biotopi rari e delicati: stagni e torbiere, versanti aridi di origine glaciale, laghi alpini e zone riparie, spesso insospettabili ma ricchissime di specie vegetali e animali.

Alla testata del vallone del torrente Pacoulla, nei dintorni di Fontainemore, si estende la più ampia riserva naturale istituita in Valle d’Aosta, la riserva naturale del Mont Mars tra  boschi, pascoli alpini, zone umide, pareti rocciose e laghetti glaciali che arrivano fino ai 2.600 metri dell’omonima cima. Qui si incontrano foreste di larici e arbusti di mirtillo e rododendro, pascoli fioriti dove spiccano genziane, arnica e negritella, e zone umide della conca del Lei Long dove prosperano piante come il ranuncolo acquatico e il coltellaccio natante. La fauna è altrettanto ricca e variegata: dalle rane e salmerini delle zone umide agli uccelli alpini come la pernice bianca e il fringuello alpino, passando per marmotte, camosci e volpi, fino alla vipera comune e a rapaci che solcano i cieli.

A Gressan, la Riserva Naturale Côte de Gargantua è un piccolo scrigno di natura steppica in pieno cuore valdostano: dominata da uno sperone morenico modellato dai ghiacciai che un tempo occupavano la valle, qui i pendii aridi esposti al sole ospitano piante aromatiche rare come Artemisia vallesiaca e Telephium imperati.

Queste riserve rappresentano punti di osservazione privilegiati per chi ama scoprire la natura nei suoi dettagli più sottili — dai colori delle stagioni alle strategie di sopravvivenza delle specie rare — e testimoniano come la Valle d’Aosta, pur piccola di superficie, sia grande per varietà di ambienti naturali e biodiversità.

Alberi monumentali: la memoria verde della Valle

Nei piccoli comuni valdostani crescono 109 dei 107 alberi monumentali della regione. Il larice domina, testimone di secoli di storia, cambiamenti climatici e vita alpina. Tra tutti, quello di Bionaz, soprannominato brenva foula (“larice matto”), è un gigante di 500 anni, primo a rinverdire e ultimo a perdere gli aghi, sul pendio dove un tempo lambiva il ghiacciaio des Grandes Murailles.

Altri esempi affascinanti includono i due platani secolari di Donnas, cresciuti fianco a fianco lungo via Roma, le cui chiome intrecciate sembrano un unico albero ma raccontano storie distinte di resilienza e tempo. Ad Aosta, il maestoso tiglio di quasi 500 anni in Piazza dei SS. Pietro e Orso ha visto riunirsi sotto le sue fronde il consiglio degli anziani per risolvere le dispute locali, diventando simbolo della città e della sua storia.

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