Arte e cultura
Sergio Ferroni
Un viaggio con l'arte tra materia e spirito
Alla consueta, nota perizia della organizzatrice, la vulcanica gallerista Claudia Bevilacqua, si è aggiunta la presentazione di un critico d'arte d'eccezione, il regista Domenico Briguglio, che ben ha saputo intrattenere il numeroso pubblico, su un tema che costituisce, da millenni, un caposaldo del pensiero umano. Sulla contrapposizione tra materia e spirito, fin dall'antichità, sono stati infatti costruiti fondamentali sistemi filosofici, basati su quelli che appaiono due poli inconciliabili, o quantomeno capaci di dare direzioni diverse all'indagine gnoseologica. Questo a sua volta ha agito sull'orientamento d'interi secoli, influenzandone il carattere generale a seconda se predominasse l'uno o l'altro...
Anche gli artisti si sono impossessati della dicotomia concettuale e non poteva essere altrimenti, visto che da sempre sono stati il motore primo dei mutamenti, coloro che per primi ne hanno intravisto le potenzialità, offerto direzioni di sviluppo: per i greci (e non solo) essi (in ogni campo) avevano facoltà precognitive, alla stessa stregua dei vati...
Non mi sorprende, pertanto, che ancor oggi due di essi, Vincenzo Giuliani e Paola Ballisai, abbiano ripreso questo antico argomento, facendolo divenire fonte d'ispirazione per la propria arte e creandone addirittura dei percorsi dedicati...
Direi anzi che ne sono piacevolmente sorpreso, segno di un importante, fondamentale recupero tematico.
Paola Ballisai ha titolato "Frammenti di Natura" il suo, creando opere che rappresentano però una natura totalmente diversa che in passato, concepita nella sua essenza vitale, immergendo sé stessa e lo spettatore in un viaggio che va molto al di là della superficie, alla ricerca di spazi che difficilmente richiamano la visione del consueto, non il paesaggio tout court della tradizione, non quello dei macchiaioli e neppure quello costruito dagli impressionisti. Una visione che sconfina più volte verso una concezione nuova, quasi panteistica della natura, in cui è quasi sempre assente la figura umana che, quando appare, ha una forma schematica, geometrica ("Inquietudine"), manca del volto, si connota come un estraneo al contesto che lo circonda ("Alieno") quando addirittura non si riduce a puro segno. Così facendo essa viene ridotta a puro complemento, ben lontano dal protagonismo delle concezioni rinascimentali ed illuministe, in cui invece ricopriva un ruolo fondamentale, di "misura per tutte le cose".
Di segno diverso la produzione di Vincenzo Giuliano, già dal nome del suo percorso "i volti dell' anima". Vincenzo si rivolge al cubismo per crearli, una scelta necessaria per rendere in una volta sola molteplici punti di vista, un movimento spaziale altrimenti impossibile da rendere con figure più tradizionali. Ma il cubismo di Giuliani va più a fondo di quanto la corrente principale e le sue diramazioni abbiano mai fatto. I suoi volti utilizzano la molteplicità delle visioni in contemporanea per spingersi oltre: ognuna d'esse diviene così l'occasione per rappresentare il carattere dell'individuo ritratto e, se sono presenti anche altri personaggi, la relazione tra di loro, complesse interazioni che divengono una spia del loro modo di essere (in "Le comari", ad esempio, si palesa il carattere petulante dei due soggetti ritratti). Mentre si rapporta alla storica corrente Giuliani la reinventa, scopre nuovi invitanti sentieri, mai percorsi: le sue figure perdono spesso la schematicità geometrica, spigolosa, del volto, che si ammorbidisce in dolci curve, acquisendo così una inusitata profondità e mettendo a nudo la propria interiorità che, in "Le chiavi dell'Universo", assume valenza assoluta, grimaldello per la comprensione del creato. Originale anche l'approccio al mito: mentre con l'Ulisse abbandona, per una volta, il suo modello pittorico di riferimento per divenire più "classico", ne " L'impero di Crono" ci rientra, schiacciando però l'occhio al Surrealismo, proprio per dar vita ad un'opera che ben mette in risalto la natura crudele della divinità greca, un mostro, simbolo del tempo che tutto divora e tutto vede, (gli occhi...) passato, presente, futuro. Un chiaro esempio di come la sua ispirazione possa addirittura espandere la portata di un movimento, come il Cubismo, vero totem della pittura contemporanea.
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