Arte e cultura
Nancy Velardita
Per la prima volta in mostra il Ritratto di Maffeo Barberini del Caravaggio
Presso la sala Paesaggi di PALAZZO BARBERINI, a ROMA, sarà visibile il “Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini”, opera di Caravaggio, al secolo Michelangelo Merisi (Milano, 1571- Porto Ercole, 1610). I critici sono concordi nell'attribuire il quadro al Caravaggio, così come concordano sul fatto che sia il ritratto intorno ai 30 anni di Monsignor Maffeo Barberini, futuro Papa Urbano VIII, grande mecenate, letterato, poeta e collezionista. L'opera ritrae l'alto prelato seduto su una poltrona collocata in diagonale.
Tecnica pittorica e cromatismi
Il prelato ha una posa composta e solenne, la figura di tre quarti. Il volto e le mani sono illuminati da una luce che squarcia il buio dello sfondo. Si nota l'epidermide levigata, specialmente sulla fronte dove è stato utilizzato un impasto denso che fa convergere l'attenzione sull'occhio destro, contraddistinto da un lieve strabismo. Tipica del Caravaggio è la tecnica di costruzione degli occhi, in cui, a separare la sclera dall'iride, il pittore lascia in vista un sottile profilo della preparazione e applica sull'iride un piccola pennellata di biacca che fissa il riflesso della luce della pupilla e conferisce allo sguardo maggiore profondità. I colori sono: bianco di piombo e terre per l'incarnato, verde di rame per l'abito e lo schienale della poltrona, cinabro per il rosso, terre brune per la preparazione.
Le sfumature sono giocate su una sinfonia di verdi: verde metallico per la veste, verde olio, verde dorato e acceso dei velluti della poltrona e del cordone. Ridotti al minimo sono gli attributi che ne descrivono il ruolo: il rotolo di documenti, la lettera piegata, la veste e la poltrona. Vestito con solenni abiti talari, il cardinale tiene una lettera piegata nella mano sinistra segno del suo ruolo di prezioso interlocutore dei potenti e degli artisti coevi. La mano destra, invece, con un gesto improvviso, sembra dirigersi verso un interlocutore o verso lo spettatore fuori scena. Raffigurato “con la destra sospesa e rotante” scrive Longhi. In primo piano è un rotolo di documenti chiuso da un elegante cordone di velluto, fulcro attrattivo non casuale che può essere una traccia per l'identificazione del personaggio. Il dinamismo del movimento, l'intensità dello sguardo, i dettagli raffinati della pittura ne lasciano intuire il carattere e ne raccontano la storia. Il ritratto custodisce sul retro la scritta autografa di Zeri con l'indicazione della sua provenienza dal mercante esperto d'arte Sestieri, già curatore della galleria Barberini. La prima testimonianza sui ritratti fatti da Caravaggio per la famiglia Barberini risale al biografo e medico di Siena, Giulio Mancini, futuro archiatra del Papa Urbano VIII. La datazione proposta è del 1599, quando il Caravaggio cominciò "ad ingagliardire gli oscuri” , frase coniata dal Bellori per indicare il momento in cui il pittore iniziò a intensificare i contrasti chiaroscurali. Secondo altri esperti il dipinto sarebbe da posticipare al 1603.
Docente di lettere
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