Arte e cultura
Sabato 6 settembre si inaugura, presso la Borgo Pio Art Gallery in Via degli Ombrellari 2 a Roma, la mostra “L’architetto con il pennello”, intesa a celebrare l’arte di Mauro Stampatori, a dieci anni dalla sua scomparsa,
Sergio Ferroni

“L’ architetto con il pennello”

Mauro Stampatori, romano di sette generazioni, pittore prima, architetto poi, ha sempre fuso le due passioni con instancabile dedizione.  All’età di 16 anni, entra nello studio di pittura di Rodolfo Gasparri, famoso illustratore cinematografico, nella storica via Margutta di Roma, luogo di grande fermento artistico e sede del rinnovamento pittorico degli anni Sessanta.  Nel 1969 si iscrive alla Facoltà di Architettura dell’Università di Studi di Roma.  È del 1971 la sua prima mostra personale, a Roma, alla Galleria Michelangelo in Via Margutta, dove presenta opere realizzate durante un lungo soggiorno in Inghilterra e Irlanda.  I dipinti del giovane Stampatori, ispirati dalla prosa di Jack Kerouac, dalle canzoni di Bob Dylan e dalla poesia di Lawrence Ferlinghetti, hanno una forza intensa, rappresentando tutte le emozioni connesse alla “Beat Generation”.  Nel 1973, su insistenza di ispiratori, colleghi e critici, prepara un’altra mostra personale a Roma.  Il suo promettente talento attira l’attenzione di un vasto pubblico e numerosi galleristi cominciano a credere nella sua sensibilità artistica.  Il contatto con l’ambiente architettonico, anche grazie alla laurea in Architettura conseguita nel 1976, fa cambiare la natura delle sue opere, che ora manifestano sensazioni oniriche: le facciate romane diventano esse stesse sogni.  Il suo nuovo stile, volutamente incerto, è caratterizzato da colori vibranti e contrastanti. Nelle opere rappresenta inizialmente facciate e poi tetti romani. 

Nel 1976 Stampatori incontra a Parigi Steve Saler, critico d’arte americano di “Newsweek”, che si innamora delle sue opere e le acquista, destinandole a far parte della "Steve Saler Foundation" negli USA.  Dal 1977 al 1979, Stampatori vive un periodo di intenso fermento culturale, durante il quale il suo studio al Foro Romano è frequentato da pittori, scultori, poeti, critici d’arte e intellettuali, arricchendo la sua esperienza in un vivace dibattito artistico. 

Sono questi gli anni in cui la cultura mitteleuropea dei primi decenni del Novecento influenza la sua pittura, conferendo alle facciate un “pathos” impalpabile: palazzi vuoti che sembrano oscillare tra lo scambio dei secoli e lo sprofondare nel nulla, proprio come l’Impero Asburgico che si sgretola nelle pagine di Joseph Roth.  Sono anche gli anni della consolidazione del suo successo, caratterizzati da tre importanti mostre a Roma.  

Nel decennio degli anni ’90, entra in contatto con l’arte di altri continenti: sono anni di viaggi, di fruttuosi soggiorni in Africa, Asia, America Centrale, e di emozioni personali vissute nell’atmosfera di New York.  La sua tecnica pittorica, influenzata soprattutto dalla cultura africana, diventa polimaterica: i colori riflettono le tonalità vibranti degli oceani, le immagini magiche e vive.  Gli ambienti afro-cubani segnano quegli anni come un passaggio verso un’astrazione naturale: le sfumature cromatiche evocano emozioni forti legate agli elementi della natura.  In questi anni, i suoi dipinti adornano case da lui progettate, “bistrot romantici”, hotel prestigiosi, studi professionali e ville.  Nel 2000 inaugura una nuova mostra personale a Roma, nella splendida cornice dell’antico “Palazzo De’ Ricci”, nei pressi di Via Giulia. 

I suoi dipinti viaggiano per il mondo: Stati Uniti, Canada, Regno Unito. 

Dal 2000 al 2012 espone con il patrocinio di alcuni Comuni italiani, in Toscana, al Museo Archeologico di Scansano (GR) nel 2007, alla Fortezza di Montalcino (SI) nel 2008, ad Ascoli Piceno, nello splendido Palazzo De’ Capitani, nel 2008, alla Galleria d’Arte Moderna di Pisa nel 2009, a Castiglione della Pescaja (GR) nel 2012, e nella splendida cornice della Fortezza “Forte Stella” a Porto Ercole (GR) nel 2013.  Nell’ultimo decennio della sua vita, la  produzione è molto ricca di opere, soprattutto di grandi dimensioni, con i suoi consueti colori splendenti e meravigliosi: tetti, tetti romani, tetti fantastici.  Utilizza solitamente colori acrilici, mescolati con tempera e olio, dipingendo su tele e tavole in legno, e utilizzando anche elementi materici come porporine, sabbie e foglie in oro.  Negli ultimi anni della sua vita, si dedica esclusivamente alla pittura, impossibilitato a esercitare l’architettura.

Per info: borgoart2.0@gmail.com

tel. +393881061500

 

News correlate
Il produttore televisivo Damiano Gallo e l’Immobiliare amore a prima vista

L’autore, che ha appena pubblicato "Trovare Casa", edito da Gribaudo del gruppo Feltrinelli, è una vera e propria guida per chi desidera avventurarsi nel mondo immobiliare


La Galleria Angelica di Roma presenta la mostra “Connessioni”

Un dialogo visivo di circa 40 opere, un allestimento concepito come una simultanea di quattro mini personali, per dare la possibilità ai singoli artisti di presentare una parte significativa del proprio repertorio


Roma Art Festival: l'arte di Mauro Russo e la visione della Dr.ssa e scrittrice Giovanna Masci protagonisti a Piazza della Repubblica

La conclusione della 71ª edizione del Roma Art Festival lascia alla capitale il ricordo di un evento capace di trasformare Piazza della Repubblica in un salotto culturale vibrante e partecipato.


L’ anno delle mille vite

Il nuovo romanzo di Heddi Goodrich a Palazzo Firenze


Alfabeti - Internazionali BNL d’Italia – Foro Italico, Roma

Il progetto espositivo mostra gli artisti: Alighiero Boetti, Gaia De Megni, Front Design, IAMMI, Duccio Maria Gambi, Gordon Guillaumier,Nicola Martini, Diego Miguel Mirabella, Pietro Ruffo, Patricia Urquiola a cura di Giorgio Galotti e Claudia Pignatale


Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava

Il progetto si avvale del patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e dell’Istituto Giapponese di Cultura (Japan Foundation).


Il territorio in cui viviamo (visto con gli occhi di ogni età, stato, etnia)

E’ il territorio, d’altronde, lo spazio vitale che accomuna la strana “tribù degli umani”, spesso disperata e solitaria ma, a volte, anche felice.


Pol Taburet - Paranoia as a Method

Quest’anno Villa Medici celebra il decennale del ciclo espositivo Art Club e accoglie l’artista visivo Pol Taburet per la presentazione del suo ultimo progetto, Paranoia as a Method, in programma dal 16 maggio al 15 luglio 2026.


Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava: Immaginare l’invisibile

L' Aquila Capitale della Cultura 2026, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d'Ocre presentano Nanakorobi Yaoki Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava


La Magie de L’Erotisme IV Edizione

L'arte del desiderio