Arte e cultura
Redazione
Cloti Ricciardi, una vita per l'arte. Così la ricorda Roberto Bilotti Ruggi d’ Aragona
Cover: Cloti Ricciardi con il marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona
Un percorso artistico coerente, aperto alla sperimentazione. Straordinaria visione e determinazione hanno guidato la sua ricerca in un intensa attività interiore e spirituale che si è tradotto in attività trasversali. Il suo impegno ha avuto impatto significativo sugli sviluppi dell'arte a Roma e la colloca tra le figure centrali della cultura italiana del secondo Novecento.
Si è affermata modificando la struttura simbolica del suo lavoro che fonde materia, pittura, scultura, installazione. Ha analizzato lo spazio e vi si è rapportata con incisivo linguaggio formale e performativo. Una immersione che rintraccia le coordinate visive di un dialogo che rispecchia pesonalità, intuito e sensibilità tradotti in rigore formale e libertà espressiva in un dialogo costante tra gesto, spazio e materia.
Ha costruito forme nello spazio, ha sperimentato installazioni con materiali ‘duri’: ferro, cemento, vetro, acciaio, ha avuto la forza e la libertà di rappresentare messaggi forti. Al lavoro creativo affiancava l'attivismo ideologico a favore delle idee femministe, fino a diventare co-fondatrice del movimento femminista italiano di Carla Lonzi insieme a Carla Accardi. Ha partecipato a manifestazioni pubbliche, collaborato assiduamente al periodico Effe, è tra le fondatrici della Casa delle Donne di Roma. La donna artista “partorisce” l’opera d’arte, “mette al mondo il mondo”. Fonda riviste, scompone i nomi delle compagne in lettere associate a delle idee, in una rivoluzione dell’alfabeto contro ogni convenzione.
In prima linea nella vita artistica e intellettuale della capitale durante gli “anni originali”. Con eccezionale percezione e altrettanta determinata passione ha contribuito a plasmare l’immaginario artistico insieme a Plinio De Martiis, demiurgo che seppe riconoscere e lanciare i talenti più innovativi alla galleria La Tartaruga, che ne divenne punto nevralgico a pochi passi da Piazza del Popolo. Ricordo alcuni suoi storici lavori:
- 1968, Palazzo delle Esposizioni, Respiro: una grande opera ambienale interattiva, un'intera stanza rivestita di tessuto bianco, attivata dai visitatori tramite fettucce che, connesse a un sistema nascosto di carrucole, facevano in modo che l’ambiente ‘respiri’. E' una riflessione sulla centralità del corpo individuale e collettivo nello spazio;
- 1983, Galleria del Cortile,“Finestre”, opere imperniate sul vetro infranto per rompere il diaframma che limita la libertà, e deformato per restituire ai visitatori che vi si specchiano un’immagine distorta. Il vetro è anche;
- 1989, Studio Bocchi,“Anomie spaziali” sculture contorte come piante, segno di vitalità nel rapporto con l’ambiente;
- 1993 Biennale di Venezia, 45a edizione, Padiglione Italia, “Misura per misura”. Dallo spazio al tempo il rapporto viene espresso visualizzando la pausa, come intervallo tra un’azione e l’altra, con delle sedie “stasi liberatoria”;
- 1995, Macro “Fermata d’autobus”, la pioggia scendeva all’interno del mezzo di trasporto creando un contatto fisico con gli utenti;
- 1996 e 2000, “Piani di calpestio”, pavimenti per bagno con riferimenti acquatici e assonanza classiche;
- 2009-2010, Pescara e Matera “12 disegni per due sculture” in collaborazione con Lucilla Catania;
- 2011 ritorna alla Biennale di Venezia;
- 2012 alla Galleria del Cortile con “Fiori d’Acciaio”;
- 2013 a Mirano, Venezia con “Armonie Plantarum”, l’ambiente diventa l’esterno, il verde;
- 2013 in permanenza nel “Giardino delle fontane” della Galleria Nazionale d’ Arte Moderna l’installazione “Ipotesi grafica”. Una grande vasca con una pioggia finissima che scende dall’alto realizzando una sorta di quinta, un velo che si frappone senza nascondere e senza svelare, impalpabile, quasi immateriale. Le due artiste si ritrovano di nuovo accomunate nel "Museo all'Aperto" della GNAM accanto a Cloti è Lucilla Catania. “Libri gialli” e “Libro giallo” una pila di libri che diviene colonna e il fluire delle parole nel libero ad essere evocato con delle striature verticali, che si sdrotola, la necessità di ritorno ai valori della nostra cultura sedimentata e stratificata.
Un brillante percorso di vita artistica che descrive una grande carriera ricca e creativa che lascia un segno indelebile - la sua vita è stata vera opera d'arte. La scomparsa di Cloti è un dolore personale e una grande perdita per il Paese. Il suo nome vive nel suo operato e nella passione espressa nella suoi straordinari progetti artistici.
Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona
Redazione di LN International
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