Arte e cultura
La XIII edizione di Stills of Peace and Everyday Life riunisce ad Atri Nicola Samorì e Luciana Lamothe in un confronto internazionale tra pittura, scultura e identità contemporanea
Francesca de Paolis

Global Identity: ad Atri la materia come destino tra Nicola Samorì e Luciana Lamothe

Cover: Luciana Lamothe, The space you have created, 2025, tubi in ferro e giunti per ponteggi

Nel fitto calendario culturale della Penisola, dominato dalla Biennale di Venezia e dalle grandi mostre diffuse nelle capitali dell’arte, un appuntamento estivo da segnare in agenda si trova lontano dalle geografie più ovvie. Accade ad Atri, piccolo borgo abruzzese, che da tredici edizioni si impegna ad ospitare la rassegna Stills of Peace and Everyday Life. Per l’edizione 2026, dedicata all’Argentina e al tema della Global Identity, le Cisterne di Palazzo Acquaviva, sede municipale della cittadina, accolgono l’incontro tra l’artista romagnolo Nicola Samorì e l’argentina Luciana Lamothe.

Inaugurata ieri, la mostra, a cura di Giovanna Dello Iacono e Maria Letizia Paiato, fruibile fino al 13 settembre 2026, trova nella materia il terreno comune di due ricerche solo in apparenza distanti. Da oltre vent’anni Samorì conduce una ricerca fondata sul confronto con la grande tradizione figurativa italiana e fiamminga. Un terreno iconografico vastissimo, suggestivamente messo in discussione. Le più varie anatomie vengono corrose e incise, distorte e abrase: ne riaffiora una bellezza non più classica, ma collassata, che non disdegna la via dell’ombra e dell’omissione. Presenza e rarefazione oscillano senza posa.

Dal suo canto Lamothe, tra le figure più influenti della scena artistica argentina, opera su tubolari d’acciaio, lamiere e reti metalliche, alterandone la funzione originaria. Le sue sculture assumono le parvenze di situazioni spaziali dove equilibrio e instabilità convivono, mettendo in crisi tanto la resistenza dei materiali quanto quella delle strutture sociali che evocano. La sua pratica, da sempre attenta al rapporto tra corpo, architettura e potere, trasforma la fisicità industriale in un groviglio di forze aperto, in continua ridefinizione.

Fil rouge del confronto è allora una comune riflessione sulla precarietà delle forme e della loro consistenza. L’iter desidera mettere in luce quanto la vulnerabilità appartenga sia agli oggetti sia all’essere umano, suggerendo che l’identità non è una forma compiuta, ma un processo esposto a vertiginose variabili. Nessun “io” può dirsi fisso e immutabile. La stasi è apparente: sottopelle tutto è soggetto a metamorfosi.

Superata la logica del Gattopardo secondo cui “perché tutto resti com’è, bisogna che tutto cambi”, gli artisti abbracciano il Pántarheî di Eraclito,in una sorta di retroazione sperimentale. Un moto concettuale che nel secondo Novecento ha attraversato la corrente europea del Nouveau Roman, dove il soggetto perde la propria compattezza psicologica divenendo poroso e instabile. Tematiche elaborate anche dal pensiero strutturalista.

È nelle Cisterne di Palazzo Acquaviva che questo confronto acquista una particolare intensità. Il raccolto ambiente ipogeo amplifica le tensioni insite nelle opere, facendo emergere una continuità inattesa tra la pietra antica, i corpi di Samorì e le deformazioni strutturali di Lamothe. La giustapposizione dei linguaggi è acuita anche dalla scelta del luogo sotterraneo, metafora dell’inconscio. Una scelta che sembra proseguire idealmente la grande mostra samoriana Classical Collapse, conclusa da poche settimane, dove le opere si snodavano tra la Cripta di San Sepolcro alla Pinacoteca Ambrosiana e la ctonia Sala Causa del Museo di Capodimonte.

La mostra si chiude qui, nella convergenza delle forme: ciò che resta non è una lettura, ma materia che sfaldandosi insiste.

    Francesca de Paolis

Francesca de Paolis è critica d’arte e curatrice indipendente. Scrive da anni per riviste e webzine dedicate all'arte e alla cultura. È scrittrice e ghostwriter e collabora occasionalmente con l’Accademia di Belle Arti di Roma nell’ambito di attività seminariali e progettuali.

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