Arte e cultura
Presso la fascinosa sede della Libreria letteraria Horafelix a Roma, è stata riproposta venerdì 29 marzo, la presentazione dell’ultima opera di Bruno Scapini, noto diplomatico e scrittore, “L’anomalia della Terra Promessa”.
Sergio Ferroni

“L’ anomalia della Terra Promessa”: l’ultimo romanzo di Bruno Scapini che trascina il pubblico di Horafelix

Foto cover: da sinistra, Bruno Scapini, Maria Grazia De Angelis, Elisabetta Pamela Petrolati

Come nel precedente appuntamento del 20 dicembre scorso, presso l’Hotel Donna Laura Palace in Roma, data della sua prima presentazione, il romanzo di Scapini si è imposto nuovamente all’attenzione del pubblico ottenendone a riscontro una vibrante quanto vasta e attenta accoglienza.  Determinanti, peraltro, a realizzare tale entusiasmante risultato gli interventi delle due relatrici d’eccezione: la Poetessa, Scrittrice e Sociologa  Elisabetta Pamela Petrolati e la Dott.ssa Maria Grazia De Angelis, Presidente dell’AISLO. Forzosamente assente, purtroppo, per improvvisa indisponibilità, era il noto giornalista di fama internazionale Talal Khrais di Assadakah News Agency.

Attrarre una platea sul dramma del popolo palestinese, denunciando con la scrittura una delle più gravi crisi umanitarie dei nostri tempi, non è compito facile e implica di certo una scelta sul piano redazionale: o approfondire l’argomento scientificamente, attraverso un’analisi tematica svolta sulla base esclusiva di dati e risultanze storiche e documentali, o ricorrere alla creatività di cui solo un vero artista può disporre.  L’esito, allora, nel primo caso sarà un “saggio”,  ovvero un documento storico che pur capace di spiegare l’oggetto della disamina si priva di quella componente fondamentale che chiamiamo “emotività”, mentre nel secondo sarà un “romanzo”.  Ed è quest’ultimo il fine che l’Autore si è posto nell’affrontare la questione palestinese. Scapini ha voluto avvalersi delle sue doti poietiche, di indubbia efficacia peraltro, nel proporci il dramma del popolo palestinese avvalendosi di una trama sì di fantasia, ma che viene abilmente innestata in un contesto di riferimenti storici, politici, geografici e sociali veri e reali. Un modo, questo, per catturare l’attenzione del lettore sugli aspetti più drammatici della tematica appassionandolo al contempo con una narrativa vivace, incentrata sull’essenziale, passionale, talvolta commossa e romantica, talvolta drammaticamente cinica. Tutti aspetti che purtroppo ritroviamo con sorprendente aderenza alla realtà nei tragici eventi che il popolo palestinese sta vivendo proprioin questi giorni. L’ Autore sa, infatti,e lo fa con sconcertante capacità introiettiva, suscitare,  attraverso la descrizione delle situazionie dei personaggi, quel sentimento di empatia che, legando intimamente il lettore all’evento, lo unisce altresì, e con indubbia validità percettiva, al mondo composito dei suoi protagonisti.  Scapini, riesce perfettamente a realizzare questo fine;  un traguardo che raggiunge proprio grazie al potere metaforico dell’azzardo romanzesco.  Sì, perché le sue trame sono in fondo degli azzardi che si spingono verso l’inimmaginabile,  ma che lasciano purtroppo al termine della lettura l’amarezza della loro cruda realtà.  È proprio questo che notiamo nell’ultimo romanzo di Scapini. Una narrazione sulla questione palestinese che, concepita ben quattro anni orsono, come spiegato dallo stesso Autore, dunque in tempi non sospetti, si propone oggi in termini tragicamente veri trovando una sostanziale corrispondenza con la cronaca di oggi, proprio a cominciare dall’attacco di Hamas del 7 ottobre scorso.

In esito alla presentazione, è scaturito in sala un ampio e vivace dibattito al quale hanno preso parte eminenti personalità. Un dibattito che, nella molteplicità delle visioni e delle percezioni degli uditori, ha decretato all’Autore un convinto ampio e unanime consenso di pubblico e di critica; e ciò anche in relazione all’impegno politico dal medesimo recentemente intrapreso con Democrazia Sovrana Popolare, in vista delle prossime elezioni europee. Un’occasione – ha precisato lo Scapini – per poter rimettere in asse un corso politico alla deriva che, nutrendosi delle tante crisi oggi esistenti, punta drammaticamente alla destabilizzazione del Pianeta e in Europa ad una pericolosissima sua militarizzazione.

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